| Questa è
sicuramente la domanda attualmente più proposta e dibattuta
in ambito fotografico. Genera molto spesso prese di posizione
assolutistiche nelle considerazioni finali o al contrario
una specie di rifiuto ad affrontare l’argomento per
la difficoltà e complessità del tema trattato.
La letteratura in proposito è tanto vasta quanto purtroppo
superficiale nell’analizzare specifiche ed importanti
tematiche. Il successo commerciale delle fotocamere digitali
è travolgente, quasi disorientante per un utilizzatore
di fotocamere tradizionali che seriamente incomincia a chiedersi
se i mezzi sin ora utilizzati siano diventati improvvisamente
obsoleti.
Potrebbero esserlo in effetti, se il paragone fosse eseguito
sulla modalità di acquisizione dell’immagine
in termini di flessibilità operativa, controllo e
correzione dei parametri di ripresa, ma non comunque, al
momento, nel risultato qualitativo finale.
Altri innegabili vantaggi del digitale oltre alla visione,
controllo e correzione quasi real-time dell’immagine,
sono il costo praticamente nullo degli scatti e l’autonomia
non più vincolata alle tradizionali 36 pose dei rullini.
Per contro dimentichiamoci la longevità dei modelli
analogici, prepariamoci a costi d’acquisto sensibilmente
più elevati e alla convivenza, per alcuni decisamente
ostica, con sofisticati software di elaborazione ed archiviazione
dell’immagine.
Obbligatorio sarà quindi l’acquisto di computer,
o per i più esigenti addirittura di potenti workstation,
che dovranno essere in grado di supportare queste applicazioni,
ad ogni aggiornamento sempre più esose di memoria
e potenza di calcolo.
Alcuni sostengono che i due sistemi, pellicola e digitale,
convivranno “pacificamente”.
Nella logica dell’utilizzo potrebbe anche essere.
Consideriamo ad esempio l’operatività in luoghi
con condizioni ambientali critiche, i sensori d’acquisizione
dell’immagine e i monitor LCD presentano problemi
alle basse temperature, o dove l’energia elettrica
per la ricarica degli accumulatori non è reperibile,
quasi tutte le D-SLR utilizzano infatti specifici accumulatori
ricaricabili al litio o al nichel-metalidrato in sostituzione
delle classiche batterie alcaline “usa e getta”
tipo AA.
Ma questo purtroppo non è sufficiente a decretare
il mantenimento in produzione di un prodotto. E’ la
logica di mercato, con la redditività dello stesso,
che lo decide.
Probabilmente la domanda di fotocamere analogiche ed il
consumo di emulsioni si ridurrà progressivamente
sino a diventare una nicchia di mercato rappresentativa
di un’utenza specialistica o perché no semplicemente
tradizionalista, legata a quelle emozioni forse un po’
nostalgiche che solo certe macchine, magari puramente meccaniche,
sanno offrire.
Purtroppo invece aumenteranno sicuramente i già
elevati costi di acquisto e sviluppo delle emulsioni professionali
e diminuiranno i laboratori che offriranno questo servizio.
Altri sostengono, considerata oramai indispensabile la digitalizzazione
dell’immagine, vedi stampe, l’abbinata pellicola
e scanner. E’ sicuramente un’ottima soluzione,
indispensabile per la conversione in digitale del proprio
archivio fotografico, comunque molto laboriosa e ovviamente
costosa, da considerarsi in ogni caso un traghetto verso
il digitale.
E’ innegabile, il futuro sarà sicuramente
digitale. Nella gran parte della fotografia può considerarsi
già un presente. Le prestazioni sono quelle oramai
di un prodotto maturo.
Vi sono però specializzazioni della fotografia,
quali appunto la subacquea, dove la funzionalità
del sistema digitale può essere limitata da alcuni
fattori tecnici ed operativi.
Negli articoli seguenti affronteremo con i necessari approfondimenti
tecnici alcune classiche tematiche della fotografia, rapportandole
proprio all’utilizzo subacqueo, verificando se la
tecnologia digitale ne ha apportato variazioni e con quali
conseguenze.
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