| Tutti i costruttori
di fotocamere hanno reso perfettamente compatibili le ottiche
tradizionali, quelle progettate per le reflex a pellicola
formato 135-35 mm, con i nuovi corpi digitali mantenendo inalterati
i rispettivi attacchi o baionette. Dunque la compatibilità
meccanica è assicurata. Verificheremo in questa sezione
se altrettanto lo è quella caratteristica ottica
che definiamo angolo di campo ovvero l’area della
scena inquadrata espressa in gradi.
Per capire se vi sono variazioni dobbiamo considerare e
ragionare su due parametri, il formato, ovvero le dimensioni
su cui impressioneremo le nostre immagini, e la focale dell’obiettivo.
Nelle reflex tradizionali a pellicola che utilizzano il
formato 135-35 mm, l’area su cui si impressiona l’immagine
ha una dimensione unica di 24x36 mm, mentre nelle reflex
digitali i formati del sensore differiscono da modello a
modello.
Riportiamo di seguito alcune D-SRL elencate in ordine di
grandezza del sensore:
| D-SRL |
Formato mm |
D-SRL |
Formato mm |
Canon EOS 1DS
|
24,0x36,0
|
Nikon D2
|
15,6x23,7 |
|
Canon EOS 1D
MK2 |
19,1x28,7 |
Fuij S3 Pro |
15,5x23,0 |
| Nikon D1 |
15,6x23,7 |
Canon EOS 10 |
15,1x22,7 |
| Nikon D100 |
15,6x23,7 |
Sigma SD10 |
13,8x20,7 |
La focale di un obiettivo, ricordiamo, è la distanza
fra il centro ottico, definito “punto nodale”
posteriore, e il piano, sensore o pellicola, su cui risultano
convergenti i raggi luminosi provenienti da un punto messo
a fuoco a infinito.
Questi due parametri, diagonale del formato e focale, determinano
l’angolo di campo.
L'angolo di campo è tanto più stretto quanto
più lunga è la focale e tanto più ampio
quanto più grande è il formato su cui impressioneremo
l’immagine.
Alla base di questa analisi risulta evidente che gli obiettivi
montati su reflex digitali con sensori più piccoli
rispetto al formato 24x36 mm, avranno un angolo di campo
inferiore.
Più precisamente l’angolo di campo proprio
dell’obiettivo rimane invariato ma il sensore raccoglierà
solo la porzione centrale del cerchio di copertura.
Questo restringimento del campo visivo denominato impropriamente
effetto “tele” è quantificabile con un
coefficiente di moltiplicazione, variabile da modello a
modello di reflex, che rapporta la focale in uso a quella
corrispondente al formato 135-35 mm a noi più famigliare.
Questo fattore di moltiplicazione, vedremo successivamente
come determinarlo, nei sensori prossimi al pollice (type
1.8), vedi D-SRL Nikon, è quantificato in 1,5.
E’ in uso quindi affermare che un 200 mm per il 135-35
mm diventa nel digitale un 300 mm, allo stesso modo un 100
mm diventa un 150 mm.
Attenzione però, la caratteristica rapportata è
l’angolo di campo, la focale rimane invariata, il
comportamento fisico dell’ottica rimane immutato,
si restringe (si “croppa”) semplicemente l’area
impressionata.
Un 100 mm su digitale ci offrirà l’angolo
di campo equivalente a un 150 mm su pellicola, ma la distanza
di messa a fuoco, il rapporto di ingrandimento e la “prospettiva”
sono sempre quelli di un 100 mm!
Ricordiamo che la prospettiva è l’effetto
dato dalla dimensione relativa dei soggetti e dalla loro
profondità all’interno dell’immagine,
ovvero quanto appaiono lontani e separati fra loro il primo
piano e lo sfondo. Se gli oggetti in primo piano risultano
molto più grandi di quelli sullo sfondo, come succede
utilizzando un grandangolare, si parla di prospettiva allargata
o esasperata. Se invece gli oggetti risultano più
vicini di quanto siano in realtà, la prospettiva
si definisce compressa, caratteristica visiva riprodotta
dai teleobiettivi.
A tal proposito è bene chiarire che la prospettiva
cambia al solo variare della distanza fra la fotocamera
e i diversi elementi della scena. In altre parole avvicinandoci
o allontanandoci dal soggetto. Variando la focale modifichiamo
solo le dimensioni del soggetto riprodotte sul fotogramma
(ingrandimento) e l’area della scena inquadrata (angolo
di visione).
La classificazione degli obiettivi ha goduto nel passato
della semplificazione derivata dalla uniformità dimensionale
del formato utilizzato. Focale e angolo di campo erano praticamente
associati e l’una identificava automaticamente l’altro.
Ora col digitale la costante del formato non esiste più
e dobbiamo necessariamente classificare gli obiettivi considerando
entrambi i parametri.
Analizziamo ora come possiamo determinare l’angolo
di campo di un’ottica progettata per il 135-35 mm
ed utilizzata con le nuove reflex digitali.
Il nostro angolo di campo è geometricamente definibile
dal vertice superiore di un triangolo isoscele che ha per
base la diagonale del formato e per altezza la lunghezza
focale. L’insieme è graficamente visibile nello
schema sottostante.
Noti a e b, i lati del rettangolo, otterremo d la diagonale
del formato con il teorema di Pitagora:
Noti d la diagonale del formato e F la focale dell’ottica,
l’angolo di campo a si determina con la seguente formula
trigonometrica:
Noti invece d la diagonale del formato e a l’angolo
di campo, la focale dell’ottica F si determina con
la seguente formula trigonometrica:
Con l’ausilio della prima formula possiamo determinare
la focale normale delle D-SRL.
La misura di questa focale è infatti uguale alla
diagonale del formato su cui sarà impressa l’immagine,
e l’angolo di campo equivalente sarà molto
simile a quello percepito dall’occhio umano che è
di circa 53°.
Nelle reflex a pellicola formato 135-35 mm la focale normale
è il 43 mm convenzionalmente aumentata da tutti i
costruttori a 50 mm.
Nelle reflex digitali con formato del sensore prossimo al
pollice (type1.8), casa Nikon, la focale normale è
invece il 28 mm.
Il rapporto fra le diagonali dei rispettivi formati determina
poi il coefficiente di moltipli-cazione per la corrispondenza
focale delle ottiche 135-35 mm sulle D-SRL.
Applichiamo invece le formule trigonometriche sopradescritte
per verificare come cambia l’angolo di campo nelle
focali a noi più interessanti sotto il profilo subacqueo.
Rimanendo in casa Nikon prendiamo una D100 e innestiamo
tutte le nostre ottiche.
Ciò che vedremo può essere numericamente
riassunto nella seguente tabella:
| Obiettivo
Nikkor |
ANGOLO
DI CAMPO |
Focale
equivalente
al formato 135-35 mm |
| SRL
35 mm (24x36)
|
D100
(15,6x23,7) |
| Diagonale
43,27 mm |
Diagonale
28,37 mm |
AF 16 f/2.8D Fisheye
|
180°
|
107°
|
16
(non fisheye) |
| AF 14 f/2.8D ED |
114° |
90° |
21 |
| AF 18 f/2.8D |
100° |
76° |
28 |
| AF 20 f/2.8D |
94° |
70° |
30 |
| AF-S 17-35 f/2.8D IF-ED |
104°-62° |
77°-44° |
26-53 |
| AF 60 f/2.8D |
39°40’ |
26°30’ |
92 |
| AF 105 f/2.8D |
23°20’ |
15°20’ |
160 |
| AF 200 f/4D IF-ED |
12°20’ |
8° |
305 |
| AF 70-180 f/4.5-5.6D ED |
34°20’-13°40’ |
22°50’-9° |
107-275 |
Nel nostro 20 mm l’angolo di campo si riduce da 94°
a 70°, un’apertura angolare equivalente a quella
di un 30 mm sulle SRL 35 mm.
Il nostro 60 mm chiuderà la scena quasi come il
105 mm, mantenendo però come già detto le
caratteristiche ottiche originali del 60 mm, quali prospettiva
e distanze di messa a fuoco nei vari rapporti di riproduzione.
Come possiamo osservare l’effetto “tele”
derivato dalla croppatura è particolarmente fastidioso
sulle ottiche grandangolari, rendendole in alcuni casi di
fatto non più tali.
Questo problema è stato risolto da alcuni costruttori
con l’introduzione sul mercato di una serie di ottiche,
prevalentemente grandangolari dalle focali molto corte,
progettate e dedicate al solo utilizzo con le reflex digitali.
In casa Nikon è nata la serie DX con due ottiche
a noi subacquei particolarmente interessanti, l’ AFDX
Fisheye 10.5 f/2.8G ED (angolo di campo 180°) e lo zoom
AF-SDX 12-24 f/4 IF-ED (angolo di campo 99°-61°
focale equivalente nel 35 mm 18-36).
Abbiamo verificato quindi che formati diversi inevitabilmente
modificano alcuni parametri di ripresa.
Sarà necessario perciò integrare alcune ottiche
per le riprese grandangolari, sicuramente il fisheye, riclassificarne
l’utilizzo di altre e valutare alcuni aspetti tecnici
ed operativi legati all’utilizzo degli obiettivi per
la macro fotografia.
Dobbiamo infatti considerare che queste ultime ottiche sono
alloggiate in oblò piani soggetti quindi in acqua
al fenomeno della rifrazione che restringe ulteriormente
l’apertura angolare del 25% (indice di rifrazione
1,33/1,34).
Nelle focali estreme gli angoli di campo disponibili sono
in effetti così stretti da suggerirne un utilizzo
mirato o specialistico.
Dovremo infine abituarci, almeno inizialmente, ad angolazioni
e prospettive non usuali.
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